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Chi è il veterinario comportamentalista? MVC

Cerchiamo di fare chiarezza in un mondo molte volte invaso da confusione ed errate conoscenze.
Il veterinario comportamentalista è un veterinario regolarmente laureato in medicina veterinaria, abilitato alla professione e che dopo un particolare percorso professionale (per titoli ad esempio master di secondo livello o per competenze riconosciute) può iscriversi ad un elenco particolare (Elenco medici veterinari esperti in comportamento animale) all’interno degli iscritti FNOVI (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani). Qualsiasi persona può accedere a questo particolare elenco per cercare un veterinario comportamentalista: essere inseriti in questo elenco è una garanzia di serietà e di professionalità.

Ogni altra figura che gravita nel mondo del comportamento animale o non è regolamentata o è regolamentata in modo meno preciso e rigido.

Nell’ambito del comportamento animale, in questo caso limitato ai cani ed ai gatti, il medico veterinario esperto in comportamento animale è l’unica figura che ha le caratteristiche per poter valutare in modo completo se siamo in presenza, innanzi tutto di un problema comportamentale o di un disturbo comportamentale. Sembra una questione irrilevante, ma è il primo passo per poter approcciare nel modo migliore, la risoluzione di certi atteggiamenti dei nostri amici a quattro zampe.

Il disturbo comportamentale è un atteggiamento non necessariamente assente nell’etogramma della specie considerata ma molto poco frequente o che si manifesta in intensità e contesti anomali per la specie medesima.

Il problema comportamentale è, al contrario, un comportamento assolutamente fisiologico e “normale” in natura ma che può creare problemi di convivenza con chi gestisce l’animale interessato. Ad esempio, l’abbaiare all’arrivo di un soggetto estraneo è assolutamente naturale, ma se portato all’esasperazione o usato fuori contesto, può essere un disturbo comportamentale. Urinare non solo in cassetta ma in diversi punti dell’ambiente in un gatto, può essere un comportamento assolutamente normale in natura (marcatura territoriale) ma che si trasforma in problema per le persone che convivono con questo soggetto.

Un’ altra importante valenza del MVC è il poter valutare anche la situazione, fisica, somatica dell’animale. Molte patologie somatiche (dermatologiche, neurologiche, urinarie e di altra origine) possono provocare un’alterazione del comportamento e, di conseguenza, è assolutamente necessario escludere queste patologie, prima di considerare le cause espressamente comportamentali.
Ovviamente solo un medico veterinario è abilitato a valutare queste differenze.
Tutte le altre figure (educatore, addestratore, dog-trainer) non possono e non dovrebbero valutare autonomamente in modo ufficiale il comportamento di un cane o di un gatto.

Fino a pochi anni fa, il binomio veterinario comportamentalista- educatore era assolutamente indivisibile. Ad oggi, per fortuna, il MVC ha aumentato la propria consapevolezza di professionista validato e molti colleghi iniziano a lavorare senza l’appoggio di un’altra figura professionale, ma al limite condividendo con altri MVC le esperienze lavorative.

In passato si svilupparono diverse scuole nell’ambito della medicina comportamentale: le più importanti sono state quella anglo-americana (Overall, Bradshaw, Heath) e quella francese (Pageat, Beata, De Hasse). Attualmente la sovrapposizione è sempre più evidente a vantaggio della conoscenza e della miglior condizione dei pazienti.

Sono stati abbandonati metodi educativi coercitivi o impostati sulla gerarchia e mi auguro di vedere sempre meno condotte destinate ad esaltare l’aggressività dei cani che, oltre che essere vietato, aumenta notevolmente i rischi della convivenza uomo-animale.

Ma in realtà in cosa consiste il lavoro del veterinario comportamentalista?

La sua missione è quella di ottimizzare il rapporto uomo-animale in tutte le possibili sfaccettature. Essere educato è solo una parte, assolutamente non necessaria, della complessa personalità di un soggetto a quattro zampe. Per anni si è considerato ineluttabile il fatto che ogni modifica del comportamento dovesse passare dall’insegnare qualcosa, dall’ educare il cane o il gatto. Da qualche tempo a questa parte, per fortuna, è emersa la sensibilità di considerare fondamentale il bisogno etologico e l’ emotività dell’animale stesso.

Dott. Maurizio Alliani
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